“Storie da sfogliare” ad Ancona: riconoscersi attraverso l’arte e il racconto

 In Dimmi

Nella seconda fase del progetto DIMMI Storie da sfogliare nelle Marche, richiedenti asilo e titolari di protezione hanno incontrato gli studenti dei Licei Rinaldini e Galilei

“Maggiore consapevolezza sul tema delle migrazioni”, “empatia”, “tristezza”, “sorrisi”, “il coraggio e l’entusiasmo dei ragazzi”, “i loro volti e le loro espressioni”, “la voglia di vivere”, “il desiderio di conoscere tante altre storie”.  Con queste parole, gli studenti hanno risposto alla domanda “Cosa porti con te di questa esperienza di incontro con l’altro?”

Gli incontri, tra ragazzi titolari di protezione internazionale e studenti, si sono svolti lo scorso 6 e 7 maggio, rispettivamente presso il Liceo Delle Scienze Umane, Musicale e Classico, C. Rinaldini e il Liceo Scientifico G. Galilei di Ancona, per un totale di quasi 100 alunni coinvolti. Le attività sono state proposte nell’ambito del progetto realizzato dal Comitato Tre Ottobre nelle Marche e in Emilia Romagna, DIMMI Storie da sfogliare, inserito in DIMMI di Storie Migranti, finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS), promosso da Archivio dei Diari e implementato da Un Ponte Per insieme ad una rete di partner in tutta Italia.

Liceo G. Galilei - Ancona

I ragazzi titolari di protezione, originari del Ghana e della Guinea, coinvolti in questi mesi in un laboratorio di auto-narrazione attraverso l’arte, hanno avuto la possibilità di raccontarsi attraverso mappe, oggetti d’argilla e parole. Gli studenti di diverse classi, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, hanno potuto ascoltare una o più storie di vita condivise dagli stessi protagonisti, senza filtri né intermediazioni da parte degli insegnanti, con il supporto linguistico dei formatori. Disposti in cerchio, suddivisi in piccoli gruppi, in un contesto intimo e in una cornice protetta, la prima parte dell’incontro è stata dedicata al racconto e allo scambio reciproco fatto di domande e risposte. Mentre nella seconda parte dell’incontro gli studenti hanno lavorato l’argilla, trasformando in arte i racconti ascoltati e rielaborando le loro emozioni attraverso l’arte.

Emozioni che hanno saputo poi raccontare con grande sensibilità e profondità: una barca con tante persone a bordo, un piede sotto il quale sono nascosti dei soldi “per evitare che vengano rubati durante il viaggio”, un uomo e una donna mano nella mano, un albero pieno di foglie, una barca più piccola, una penna, una targa con inciso un 2012, anno di partenza di B. dalla Guinea.

Una persona seduta che stringe le ginocchia al petto “perché S. era restio a raccontarci la sua storia, ha viaggiato da solo dal Ghana all’Italia e probabilmente aveva paura”. Una pistola a simboleggiare le tante violenze subite in Libia. L’Africa che “purtroppo viene sempre nominata, ma mai raccontata”. La frase “Tu sei vivo” perché “B. è riuscito a sopravvivere al viaggio”, una bocca “perché ha avuto la forza di condividere con noi un racconto così difficile”. Manette e catene che raccontano la prigionia. Delle sbarre a terra, simbolo della libertà ritrovata dopo il carcere. Una rosa “perché i fiori sono tutti belli, al di là del posto in cui nascono”.

Un’ancora, che “serve a tenere ferma la barca, ma che rappresenta anche storie e ricordi a cui i migranti si aggrappano”. Due cuori con la scritta “dream”, perché “dalle storie che abbiamo ascoltato, si capisce che tutti hanno il sogno di un lavoro stabile e di portare la loro famiglia in Italia”. Una C che “sta per coraggio e cuore, perché ci vogliono tanto cuore e tanto coraggio per fare questo viaggio e per raccontarlo”. Una mano d’argilla intesa come sostegno e supporto che si offre a chi arriva. Un cubo con un dettaglio della storia ascoltata per ogni faccia. Un altro cubo che rappresenta gli italiani, dalla mentalità “quadrata” basata su una serie di stereotipi. Proprio per questo, è un cubo bucato su un lato “perché le convinzioni delle persone sono basate sul nulla”. Infine, un aereo da regalare a B. che “se solo avesse potuto, non avrebbe rischiato la vita mettendosi in viaggio per anni”.

Liceo C. Rinaldini - Ancona

L’incontro con l’altro che abbiamo voluto proporre è stato un viaggio, breve ma intenso, alla scoperta del vissuto di due persone, caratterialmente molto diverse tra loro, ma accomunate dall’esperienza del viaggio, dal coraggio e dalla forza di volontà, dal desiderio di costruirsi un futuro migliore. Proprio questi aspetti sono rimasti impressi agli studenti che hanno risposto così alla domanda: “Quali aspetti ti hanno colpito delle storie che hai ascoltato?”

“La forza che hanno avuto nell’affrontare il viaggio”; “il coraggio di abbandonare la propria casa per una vita nuova”; “il coraggio nel raccontare”; la forza di volontà; “il fatto che siano andati più volte in prigione in Libia senza motivo”; “il lungo viaggio per arrivare in Europa”; “la brutalità con la quale sono state trattate delle persone senza aver commesso alcun reato”; “la tenacia dei ragazzi e la loro capacità di adattamento”; “la costante paura, il senso di pericolo che i ragazzi si sono portati dietro durante tutto il viaggio”.

“La morte sempre presente, ma soprattutto il senso dell’ingiustizia”; “il fatto che molte persone venissero incarcerate solo per il fatto di essere loro stesse, persone di colore”; “il racconto del tempo trascorso in prigione, in cui S. si è salvato dalla morte per una serie di casualità”; “la voglia di farci conoscere ciò che è successo raccontando le emozioni vissute”; “l’autenticità e il modo diretto con cui sono state raccontate le storie”; “il fatto che la realtà non fosse addolcita durante il racconto, ma che fosse davvero senza filtri”.

Mi ha molto colpito quando Salasi ha raccontato di non aver mai chiamato sua madre durante il viaggio – ha commentato uno studente – perché avendo perso il padre in quel periodo non voleva far provare a sua madre altro dolore”.

Liceo G. Galilei - Ancona

La struttura del laboratorio che abbiamo proposto nelle scuole ha ripreso come modello i laboratori svolti dai ragazzi migranti ad Osimo, nelle Marche, durante la prima fase del progetto che si è sviluppata tra ottobre e aprile, in collaborazione con il Gruppo Umana Solidarietà, ente gestore del progetto Sprar “Orizzonti”, negli spazi messi a disposizione dall’associazione Auser Marche – Progetto Abitare solidale. A seguire i ragazzi nel percorso artistico e di auto-narrazione, così come a guidare gli studenti nel percorso di conoscenza, sono stati i due formatori: l’artista visivo Valerio Giacone e la psicologa psicoterapeuta, Evelyn Puerini.

Attraverso questi laboratori, abbiamo voluto raccontare la complessità a partire dalle storie di vita, per sensibilizzare i giovani su un tema sempre attuale, per fargli comprendere quali difficoltà affronta chi lascia il proprio Paese, contestualizzando i percorsi di viaggio all’interno di un quadro giuridico e spiegando il funzionamento del sistema di accoglienza e asilo in Italia.

Nel caso del Liceo Rinaldini, alcune delle classi coinvolte nei laboratori del progetto DIMMI “Storie da sfogliare” avevano già partecipato a diversi incontri sul diritto d’asilo. Attività che si sono rivelate utili per comprendere meglio quanto raccontato da S. e B. sui loro Paesi d’origine e sul viaggio attraverso il deserto, la Libia e il Mar Mediterraneo.

“Le impressioni sull’incontro sono molto positive – ha commentato la professoressa Natascia Giostra del Liceo Rinaldini, a margine dell’incontro – Mi sembra una controinformazione doverosa che la scuola deve fare, soprattutto in questo momento. Penso che i ragazzi abbiano bisogno di fare esperienza, di toccare con mano, di guardare le persone in faccia, piuttosto che guardare video e passarsi informazioni di seconda mano. Mi è piaciuta anche la parte laboratoriale – ha concluso – questo dialogare attraverso i manufatti”.

All’interno del Liceo Galilei, per affrontare il tema delle migrazioni in varie forme e da diversi punti di vista, si è invece costituito il Comitato Xenia, nato nel dicembre del 2016 dopo un viaggio a Lampedusa insieme al Comitato Tre Ottobre, nell’ambito della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza.

“Per il Comitato Xenia, formato da 4 docenti e 50 ragazzi, sono un must le parole accoglienza e sensibilizzazione – ha spiegato la professoressa Silvia Pascucci – In questi anni, ci siamo impegnati soprattutto nei confronti dei più piccoli, proprio per iniziare a veicolare determinati concetti che devono crescere insieme alla persona. È fondamentale educare il giovane all’apertura, all’accoglienza, a non aver paura della diversità – ha aggiunto – perché questa paura è ciò che limita più di ogni altra cosa la relazione”.

Liceo C. Rinaldini - Ancona

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