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“Non c’è alcuna giustificazione etica, giuridica o scientifica a continuare a distinguere le migrazioni.”

La mattina della Giornata di studio europea di Madrid, del 14 febbraio scorso, parte del progetto “L’arte dell’accoglienza”, si è conclusa con l’intervento del filosofo Umberto Curi. Difronte ad una platea di circa 300 studenti e professori di diversi Paesi europei, ha riportato le sue riflessioni sul tema delle migrazioni, come le viviamo e quali sono le cause delle nostre reazioni talvolta scomposte. Ma il discorso del filosofo non è rimasto nel campo del teorico, la seconda metà si è concentrata su dati reali, numeri che raccontano cosa succede intorno a noi, che raccontano come la nostra etica è spesso diversa da quella che ci piace credere di avere.

Riportiamo alcuni estratti del suo intervento:

Anzitutto partiamo dal fatto che spesso tendiamo a distinguere tra chi cerca nell’immigrazione migliori condizioni vita dal punto di vista economico e da chi invece è costretto a fuggire (da persecuzioni o da guerre). Non ci dovrebbe essere una distinzione tra migranti economici e migranti che fuggono per motivi umanitari. Domanda: è necessaria questa distinzione? Questa distinzione porta, il più delle volte, a politiche che osteggiano le politiche nazionali sul tema dell’immigrazione. Non sono io a dirlo, ma un’attenta analisi delle vicende storiche. Gli esempi sono tanti e partano dal lontano.

Nel 2017: 18.259 iracheni hanno fatto domanda di asilo in Svezia, l’82% si è visto riconoscere il diritto d’asilo – nello stesso periodo 5474 iracheni hanno chiesto asilo in Grecia, di questi l’0% si è visto riconoscere il diritto d’asilo. Con Dublino3 del 2015 si assiste al fenomeno dell’ asylum shopping dove lo stesso migrante inoltra domanda d’asilo a più paesi e poi sceglie il Paese

Ogni Stato con questa discrezionalità alimenta lo stigma. Come se dire “migrante economico” fosse un fattore negativo. Se pensante l’ossimoro: una società occidentale che ha costruito un sistema di valori economici alla base della propria cultura e identità è la stessa che nega ai migranti la possibilità di una migliore qualità di vita.

NON C’E’ ALCUNA GIUSTIFICAZIONE ETICA, GIURIDICA, SCIENTIFICA a continuare a distinguere le migrazioni.

Studi sul fenomeno migratorio non tengono insieme due aspetti che sono indissolubili: migranti economici e un’analisi dei principali dati macroeconomici riguardanti i Paesi d’origine. Dati che invece sono imprescindibili per inquadrare correttamente il fenomeno.

Nella seconda parte del suo discorso, il filosofo Umberto Curi riporta alcuni dati drammatici per dare un’idea pratica dei concetti espressi prima e delle origini di molte problematiche che affliggono le nostre società. (*Fonte WFP)

  • 7 miliardi 4/5 dispongono di 1/5 delle risorse, mentre 1/5 della popolazione può disporre dei 4/5 delle risorse (alimentari, energetiche, economiche e monetarie);
  • Oltre 1 miliardo e 2 cercano di sopravvivere con 1 dollaro al giorno: 1/5 può tentare di sopravvivere + di 300.000 mila morti alla settimana dovuti alla povertà assoluta. 1 essere umano su 6 non ha accesso all’acqua potabile;
  • Ogni anno 11 milioni di bambini under 5 muore per un’alimentazione insufficiente o mancante, la metà soccombono per malattie curabili;
  • Ogni minuto muore di parto una donna.  Il 99% avviene dei paesi in via di sviluppo, quei paesi da cui provengono i cosiddetti migranti economici;
  • La principale responsabile della fame sul nostro pianeta è la distribuzione squilibrata delle ricchezze;
  • Il patrimonio di Bill Gates è uguale 106 milioni degli americani più poveri;
  • Il reddito dei primi 20 contribuenti americani uguale al PIL di molti Paesi africani;
  • Il PIL del RCA (Repubblica Centrafricana) è 10 volte inferiore alla ricchezza di un singolo individuo Mark Zuckerberg;
  • Nei paesi in via di sviluppo si muore di denutrizione, di malattie curabili, mentre nel Nord del mondo si muore per malattie legate alla sovra alimentazione: ad esempio 300.000 americani muoiono per malattie collegate alla sovra alimentazione;
  • 1% della popolazione detiene un patrimonio complessivo pari a quello di cui dispone il 99% della popolazione più povera;

La persistenza di uno scenario generale in cui alcuni singoli individui possiedono quote di ricchezze superiori a quelle di interi Paesi configura in se stessa una condizione di guerra. C’è una connessione tra fenomeni apparentemente diversi e distinti: esiste un legame tra distribuzione iniqua delle risorse e l’aumento dei fenomeni migratori

Non ci può essere pace durevole senza una equa distribuzione delle risorse.

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