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Welcoming Europe: cosa chiede il Comitato 3 ottobre

Come Comitato 3 ottobre crediamo in un’Europa unita, inclusiva che protegga le persone e non i confini.

Per questo obiettivo, ci battiamo per:

Un’operazione efficace di ricerca e soccorso nel Mediterraneo

Riteniamo necessario e urgente ripristinare un’operazione efficace di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, a oggi prevalentemente in mano all’instancabile lavoro delle ONG, di promuovere procedure di sbarco strutturate e condivise, di individuare alternative più sicure agli attraversamenti in mare promuovendo canali regolari di migrazione e di garantire un meccanismo di redistribuzione di quanti arrivano negli Stati membri della UE. Prestando grande attenzione all’identificazione tempestiva delle categorie più vulnerabili, tra cui minori stranieri non accompagnati e vittime di tratta, per garantire adeguata protezione e accoglienza a chi fugge da violenza, persecuzioni e povertà.

La realizzazione di un maggior numero di corridoi umanitari

I corridoi sono il metodo più efficace per la tutela e la condivisione tra i diversi stati occidentali dell’onere dell’accoglienza. Il meccanismo dei corridoi umanitari, riconosciuto dalla comunità internazionale come il più efficace per la tutela e la condivisione tra i diversi stati occidentali dell’onere dell’accoglienza dovrebbe essere esteso a livello di Unione europea, facendo in modo che l’Italia interlocuzioni e reti con gli altri Paesi e con le istituzioni europee. Ad oggi, i corridoi umanitari sono un programma “quasi completamente privato”, una sorta di delega che le istituzioni hanno fatto alla società civile, ed è un peccato. Riteniamo che i governi debbano impegnarsi di più, in primis attraverso i programmi di resettlement dell’Onu. Come Comitato 3 ottobre chiediamo che venga reso più efficace il sistema dei corridoi umanitari, di cui l’Italia è capofila in Ue.

L’istituzione della Giornata europea della Memoria e dell’accoglienza in memoria di tutte le vittime dell’immigrazione

Il naufragio del 3 ottobre 2013 scosse le coscienze del nostro continente, mettendo a nudo le conseguenze dell’assenza di una reale politica migratoria. Purtroppo a distanza di nove anni si continua a morire nel Mediterraneo centrale ed orientale, lungo la rotta atlantica e balcanica, nel Canale della Manica e lungo i confini fra Polonia e Bielorussia. Dal quel 2013 oltre 22.000 persone hanno perso la vita nel solo Mediterraneo. I morti delle migrazioni spesso non hanno nome, non hanno volto, non hanno storia. Corpi sepolti senza identità, vittime senza nome, persone a cui è stato negato un futuro. Nella convinzione che “non ci sia futuro senza memoria” chiediamo l’istituzione di una giornata europea della memoria e dell’accoglienza. Per commemorare le vittime, ma anche e soprattutto per il dovere di conoscere con l‘obiettivo sviluppare programmi educativi per infondere la memoria di ciò che è accaduto nelle generazioni future e impedire – attraverso una società che accoglie e include –  che continui a ripetersi.

La protezione per chi fugge da tutte le guerre

Ci sono diverse crisi umanitarie aperte nel mondo, anche nel Mediterraneo c’è una crisi senza precedenti che dura da anni, un’emergenza umanitaria continua. Come Comitato 3 ottobre chiediamo alle Istituzioni di dare attuazione con apposite decisioni del Consiglio alla Direttiva 2001/55/CE senza alcuna distinzione, a tutte quelle situazioni, conflitti o gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, attuali e future, che generino un afflusso massiccio di sfollati provenienti da paesi terzi che non possano rientrare nel loro paese d’origine.

Petizione: https://www.change.org/p/proteggiamo-chi-fugge-da-tutte-le-guerre

L’istituzione di una banca dati europea del DNA per le vittime dei naufragi

Proviamo a dare un’identità alle vittime dei naufragi nel Mediterraneo. Uomini che spesso si sono imbarcati senza parenti, né amici o conoscenti.

Oltre 22 mila solo nel Mediterraneo, hanno perso la vita e molte altre continuano a perdere la vita lungo le tante “rotte” che portano in Europa. Molte di loro non sono mai state identificate.  Come Comitato 3 ottobre chiediamo che venga istituita una banca dati europea del DNA e un sistema per identificare quanti hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. E’ importante identificare i morti perché sapere cosa è successo ai propri cari, dove sono sepolti e dove porli piangere è un diritto anzitutto dei vivi. Diritto troppo spesso negato, per disinteresse, a chi fugge dalla guerra.

La decriminalizzazione della solidarietà

In almeno 12 paesi dell’Unione Europea distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare una persona migrante sono comportamenti spesso trattati come ‘favoreggiamento dell’immigrazione clandestina’ per i quali è possibile ricevere una multa o essere arrestati dalle autorità giudiziarie.  Questo è possibile perché la normativa non chiarisce la differenza tra traffico, contrabbando e assistenza umanitaria.

Con queste politiche, l’obiettivo di molti governi è dunque di scoraggiare i volontari a fornire aiuto umanitario alle persone migranti che ne hanno bisogno, poiché si pensa che questo aiuto possa costituire un fattore di attrazione per i flussi migratori.  Per affrontare questa criminalizzazione dell’aiuto umanitario, auspichiamo che la Commissione Europea modifichi la direttiva dell’Unione Europea sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (2002/90/CE), per impedire agli stati membri di imporre sanzioni a cittadini o ONG che forniscono assistenza umanitaria senza scopo di lucro a coloro che ne hanno bisogno.

Il rafforzamento dei meccanismi di tutela dei diritti civili

Molte persone migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma hanno difficoltà nell’accesso alla giustizia. Andrebbero rafforzati i meccanismi di tutela e di ricorso nel caso di violazioni dei diritti umani o di abusi da parte delle forze di polizia nazionali e di quelle di paesi terzi. Auspichiamo la protezione di tutte le persone, indipendentemente del loro status, e la garanzia dell’accesso alla giustizia, introducendo negli stati membri meccanismi che permettano alle vittime di presentare ricorsi e sporgere denunce in modo sicuro, assieme ad una tutela in caso di violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere.

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