Al Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen
Al Presidente di turno del Consiglio europeo, António Costa
Al Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola
Donne, uomini e bambini continuano a perdita la vita nel Mar Mediterraneo e lungo le tante rotte che portano in Europa. Ogni giorno, migliaia di persone sono costrette ad affrontare viaggi disperati attraverso le acque pericolose del Mediterraneo centrale ed orientale, lungo la rotta atlantica e balcanica, nel Canale della Manica e lungo i confini fra Polonia e Bielorussia, sperando di raggiungere l'Europa. Queste persone sono spesso spinte dalla violenza, dalla povertà e dai conflitti nei loro paesi d'origine. Sono madri e padri che cercano un futuro sicuro per i loro figli, giovani che ambiscono a un'istruzione e a opportunità migliori, persone che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni.
Sono passati dieci anni da quel ‘mai più in Europa’ proclamato da tutti i Governi e le Istituzioni europee dopo il naufragio avvenuto a Lampedusa nel 2013, dove 368 persone persero la vita. Da allora nulla è cambiato. Continuiamo a contare il numero di morti: bambini, donne e uomini.
Ancora oggi, però, non c’è un sistema integrato per il conteggio delle morti, e molti di coloro che hanno perso la vita non verranno mai riconosciuti e saranno sepolti senza nome e senza funerale. La questione dell’identificazione è un problema di fondamentale importanza. Non solo perché stiamo parlando di esseri umani che hanno perso la loro vita, ma anche a causa delle famiglie e delle persone che continuano ad aspettare una chiusura emotiva che non arriva. La mancata identificazione ha effetti di portata enorme non solo sul benessere psicologico dei familiari, ma anche ineludibili ripercussioni dal punto di vista burocratico.
È urgente che le Istituzioni europee prendano provvedimenti immediati per istituire una banca dati europea per l'identificazione delle vittime dell'immigrazione. Un sistema centralizzato che permetta di raccogliere e conservare tutte le informazioni necessarie per identificare le persone che hanno perso la vita.
Chiediamo all’Unione Europea e agli Stati membri di agire con urgenza al fine di:
- Istituire o, per le nazioni ove già esiste, implementare un database in ogni Stato europeo dove raccogliere tutte le informazioni su cadaveri senza nome e migranti scomparsi;
- Istituire in ogni nazione almeno un hub dove le famiglie dei migranti scomparsi possano essere intervistate e i dati ante mortem possano essere catalogati;
- Incaricare un soggetto unico europeo per le persone scomparse al fine di incrociare i dati sui migranti scomparsi e quelli dei Cadaveri senza Nome raccolti dalle diverse agenzie nazionali;
- Rendere obbligatorie la raccolta e condivisione dei dati ante mortem e post mortem tra gli stati EU.
Solo attuando questi punti potremmo dire di aver implementato le procedure necessarie per ottimizzare le probabilità di identificare i cadaveri e, quindi, di tutelare i diritti delle vittime e delle loro famiglie. In ragione di tanto, chiediamo che l’Unione Europea riconosca e tuteli il diritto all’identificazione di tutti, compresi coloro i quali sono deceduti nel corso di una migrazione.
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La petizione è promossa anche grazie al supporto di ActionAid International Italia E.T.S e Fondazione Realizza il Cambiamento nell’ambito del progetto “THE CARE – Civil Actors for Rights and Empowerment” cofinanziato dall’Unione Europea.