Il Parlamento europeo ha approvato il Patto sulla Migrazione e l’Asilo. E’ una serie di riforme legislative che indebolisce il diritto di asilo e soprattutto il diritto ad avere un esame approfondito della domanda di protezione internazionale: è invece la nascita di un sistema di detenzione dei cittadini alle frontiere esterne dell’Unione. Il nostro Paese si è già portato avanti autonomamente prevedendo i campi di detenzione di prossima apertura in Albania.

Molte delle nuove norme sono in contrasto con la Carta di Nizza e con la Costituzione italiana che all’art. 10 comma 3 riconosce il diritto di asilo individuale per tutte le persone straniere e la protezione dal respingimento durante l’esame della domanda. Diventeranno legali le prassi e le violazioni purtroppo divenute usuali e a più riprese condannate anche dalle Corti europee, come la condanna della CEDU all’Italia per la detenzione illegittima all’interno dell’hotspot di Lampedusa.

I cittadini migranti che sembreranno non soddisfare i requisiti necessari per entrare nell'UE saranno soggette a un accertamento preliminare (screening) della durata massima di sette giorni, comprensivo di identificazione, raccolta di dati biometrici e controlli sanitari e di sicurezza. Gli Stati membri dovranno istituire meccanismi di controllo indipendenti per garantire il rispetto dei diritti fondamentali.

In tutta l'UE sarà introdotta una nuova procedura per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale. Con le nuove regole, il trattamento delle domande di asilo alle frontiere dovrebbe diventare più rapido, con scadenze più brevi per le domande infondate o inammissibili.

Questa applicazione standard di procedure accelerate – che si terranno principalmente nelle zone di frontiera – sommarie, fondate sulla provenienza geografica e senza il dovuto approfondimento della storia individuale dei migranti, anche minori, ha in sé il rischio portare a valutazioni superficiali, incomplete e non corrispondenti al vero.

Cosa che determinerà un ingiusto aumento delle espulsioni, con la violazione del principio internazionale di non-refoulement. E questo nonostante le zone di frontiera siano già state riconosciute come inumane e degradanti (l’hotspot di Lampedusa purtroppo ha fatto scuola).

A chi fugge da guerra e violenze verranno negate accoglienza, cure e rispetto. Si applicherà una normativa incostituzionale che porterà alla negazione dei diritti fondamentali, soprattutto per quanti resteranno bloccati alle frontiere ritenendo che non abbiano giuridicamente fatto ingresso in territorio UE.

Gli Stati membri dovranno garantire che gli standard di accoglienza dei richiedenti asilo, come alloggi, istruzione e sanità, siano gli stessi in tutta l'Unione. Cosa che è evidente a tutti non avverrà nei fatti. Si procederà anche a regolamentare le condizioni di detenzione e la limitazione della libertà di circolazione, in modo da disincentivare gli spostamenti da un Paese UE all'altro.

Il Patto sulla Migrazione di fatto conferma i pilastri del sistema di Dublino, col rischio di spostare milioni di euro a favore degli Stati di frontiera, probabilmente utilizzati per finanziare un sistema inefficace già nelle sue premesse ed inidoneo a garantire il diritto d’asilo.

p. s. Una volta approvate formalmente anche dal Consiglio, le leggi entreranno in vigore dopo essere state pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell'UE. L'applicazione dei regolamenti è prevista dopo due anni. Per quanto riguarda la direttiva sulle condizioni di accoglienza, gli Stati membri avranno due anni di tempo per introdurre le modifiche nelle loro leggi nazionali.