Roma, 12 giugno 2025

Il Comitato 3 ottobre esprime profonda preoccupazione e dissenso per la sentenza odierna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che ha escluso la responsabilità dell’Italia per le violenze, i maltrattamenti e i respingimenti arbitrari subiti da persone migranti da parte della cosiddetta Guardia costiera libica.

In questi anni, centinaia di testimonianze, rapporti delle Nazioni Unite e inchieste giornalistiche hanno documentato in modo inequivocabile come le operazioni di intercettazione e detenzione in Libia siano rese possibili anche grazie al sostegno logistico, finanziario e operativo dell’Italia e dell’Unione Europea.

Questa sentenza ignora un dato di realtà drammatico: senza la collaborazione istituzionalizzata tra Italia e Libia, i respingimenti non sarebbero neanche tecnicamente possibili. Le motovedette, le sale operative, i centri di detenzione sono parte di un sistema che l’Europa ha contribuito a costruire e mantenere.

Non possiamo accettare che l’Europa si lavi la coscienza dietro a una formula giuridica. Questa sentenza è un insulto alla verità, alla giustizia e soprattutto al dolore di chi è stato torturato, violentato e privato della propria libertà in Libia.
L’Italia non può continuare a dire: *non è affar mio*. Quei finanziamenti, quelle navi, quelle tecnologie, sono italiane. Chi chiude gli occhi davanti alla violenza ne è complice.

Tareke Brhane, Presidente del Comitato 3 ottobre

Il Comitato 3 ottobre continuerà a denunciare ogni forma di esternalizzazione della frontiera che mette a rischio la vita e la dignità delle persone in movimento, e invita le istituzioni italiane ed europee a riconsiderare urgentemente i rapporti con autorità libiche non affidabili e responsabili di gravi crimini contro l’umanità.

Ufficio stampa – Comitato 3 ottobre

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