Il Comitato 3 ottobre promuove un percorso educativo e civile che unisce scuole, territori e istituzioni. Al suo fianco, ancora una volta, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

Ci sono date che chiedono di essere ricordate e date che ci obbligano ad agire. Il 3 ottobre 2013 è entrambe le cose. Il naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, in cui persero la vita 368 persone, ha segnato per sempre la coscienza europea. Da quella ferita è nato il Comitato 3 ottobre, con una scelta precisa: non lasciare che la memoria resti confinata alla commemorazione, ma trasformarla in educazione, responsabilità pubblica e difesa dei diritti umani. È in questa prospettiva che prende forma “Voci del Mediterraneo”, un percorso rivolto alle giovani generazioni, alle scuole e alle comunità. Un progetto capace di tenere insieme testimonianza e pensiero critico, dimensione locale e orizzonte europeo, ascolto delle persone e confronto con le istituzioni. L’obiettivo è offrire ai giovani strumenti per comprendere le migrazioni, riconoscere stereotipi e falsificazioni, scegliere parole rispettose e diventare protagonisti di una cittadinanza consapevole.

Il sostegno dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai non è per noi un sostegno occasionale, ma la conferma di un’alleanza fondata sulla dignità di ogni vita e sulla responsabilità di non restare indifferenti. Ringraziamo l’Istituto per essere, ancora una volta, al fianco del Comitato 3 ottobre con coerenza, sensibilità e concretezza. In un tempo in cui il dibattito pubblico rischia di dividere e disumanizzare, questa collaborazione ci permette di trasformare la memoria in educazione, l’ascolto in partecipazione e la solidarietà in cittadinanza attiva.

Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre

Un’alleanza fondata sui valori

La collaborazione con l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai nasce da una convergenza profonda. Non riguarda soltanto la realizzazione delle attività: riguarda il modo in cui si guarda alla persona e alla società che vogliamo costruire. Il primo valore condiviso è la dignità della vita: assoluta, inviolabile, mai subordinata a un confine o a uno status giuridico. Rimettere la vita al centro significa riconoscere ogni persona nella sua storia. Il secondo è la cultura della pace e dell’educazione. La pace non è soltanto assenza di conflitto: è un lavoro quotidiano contro il pregiudizio, l’indifferenza e la violenza delle parole. Per questo il progetto investe nella scuola, nel dialogo e nella capacità di leggere la complessità senza cedere alla paura o alla polarizzazione. Il terzo è la cittadinanza globale: l’idea che le sfide del nostro tempo richiedano responsabilità condivise e comunità aperte, inclusive e giuste. In questa visione, la diversità non è un’emergenza da governare, ma una risorsa umana e civile da conoscere e valorizzare.

Dalle scuole a Lampedusa, fino all’Europa

“Voci del Mediterraneo” si svilupperà tra il 2026 e il 2027 attraverso attività territoriali, nazionali ed europee. Il cuore educativo sarà rappresentato dai laboratori “Semi di Lampedusa”, fondati sulla didattica esperienziale, sulla co-progettazione e sulla memoria attiva. Studentesse e studenti lavoreranno sui dati e sulle rotte migratorie, analizzeranno il linguaggio dei media, impareranno a verificare le fonti e incontreranno persone sopravvissute ai naufragi, familiari delle vittime, rifugiati, attivisti, mediatori culturali e professionisti dell’informazione. Il percorso prevede laboratori scolastici, eventi pubblici di sensibilizzazione e il coinvolgimento di una rete di istituti italiani ed europei.

Ik momento centrale sarà la XIII Giornata della Memoria e dell’Accoglienza a Lampedusa: workshop, testimonianze, iniziative artistiche, la marcia verso la Porta d’Europa e la commemorazione in mare si uniranno a occasioni di confronto diretto tra giovani, organizzazioni umanitarie e rappresentanti istituzionali. Il cammino proseguirà fino a Bruxelles, dove le riflessioni e le proposte elaborate dagli studenti potranno entrare nel dialogo con il Parlamento europeo. È una scelta di metodo prima ancora che di programma: i giovani non saranno destinatari passivi, ma autori di domande, contenuti e raccomandazioni. Le persone con background migratorio non saranno chiamate soltanto a testimoniare, ma saranno coinvolte come protagoniste del percorso educativo.

Trasformare la memoria in futuro

“Voci del Mediterraneo” sceglie di rispondere alle semplificazioni con la conoscenza, all’ostilità con l’incontro, all’indifferenza con una memoria capace di generare azione. Dare spazio alle voci significa restituire umanità alle storie, ma anche costruire strumenti per orientarsi nel presente e assumersi una responsabilità verso il futuro. Da Lampedusa a Bruxelles, il viaggio del progetto è geografico e insieme civile: comincia dall’ascolto, attraversa la scuola e arriva alla partecipazione democratica. Grazie all’impegno condiviso del Comitato 3 ottobre, dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, delle comunità educanti e delle nuove generazioni, la memoria continua così a essere ciò che deve essere: non uno sguardo rivolto soltanto al passato, ma una forza che cambia il presente.