Storie di sopravvissuti ai naufragi del 3 e dell’11 ottobre 2013, raccolte negli anni successivi. Le informazioni si riferiscono al momento dell’intervista.

Le famiglie che cercano ancora

Senza una tomba

Refaat e Feryal

Aster

Wahid Yussed

Le vite dopo il 3 ottobre

Ricominciare

Adal

Fanus

Solomon

Kebrat

Mullè

Vive a Stoccolma.

«Il viaggio sulla barca non lo rifarei mai. Davanti al mare di Lampedusa piango per chi è morto, e sorrido perché mi sento rinato.»

— Mullè

«Poco prima che il nostro peschereccio affondasse, due barche si sono avvicinate. Una se n’è andata subito, l’altra ha fatto un giro attorno a noi e poi si è allontanata. Perché non ci hanno aiutati?»

— Mullè

Abraham

Vive a Høyanger, in Norvegia. A chi è rimasto in Eritrea dice: «Non venite con il barcone. Non fatelo».

«Ho visto morire mia cugina davanti ai miei occhi, ho visto affogare i miei amici. Oggi dico che non lo so più se ne è valsa davvero la pena.»

— Abraham

Kokob

Aveva 13 anni. Cinque suoi compagni di viaggio sono morti davanti all’Isola dei Conigli. In Svezia vive con Cristian, che è diventato per lui un padre. Kokob, in tigrino, vuol dire stella.

«Quando spengo la luce in camera mia, vedo ancora loro.»

— Kokob

Temesgen

Gere

Alex

Continua a leggere