Il Comitato 3 ottobre ha pubblicato il working paper Sepolture, dati e governance post-mortem. Un’analisi delle vittime di naufragi in Italia (2013–2025). Il documento mostra dove sono sepolte le persone migranti morte nel Mediterraneo e perché è così difficile identificarle.

Mappa dei 311 comuni italiani con sepolture di persone migranti morte nei naufragi: la maggior parte si trova in Sicilia e Calabria

Cosa abbiamo trovato

I numeri del censimento

3.783

98,8%

12,3%

1,2%

Le vittime del naufragio di Cutro, per esempio, sono sepolte anche a Bologna, Ferrara, Modena, Parma, Reggio Emilia e Padova. In media ogni cimitero ospita 12 sepolture; la metà ne ospita 8 o meno. Molti piccoli comuni usano ancora registri cartacei. I numeri sono probabilmente una stima per difetto: alcune sepolture non sono registrate o non sono collegate a un naufragio.

Come abbiamo lavorato

Il metodo

Abbiamo raccolto i dati sulle sepolture in Italia di persone migranti morte nel Mediterraneo tra ottobre 2013 e dicembre 2025. Le fonti sono Prefetture, Comuni e uffici cimiteriali. Per ogni cimitero abbiamo registrato il numero di sepolture e, dove disponibili, informazioni sul naufragio o sulla rotta. I dati sono aggregati e non contengono nomi.

In Italia non esiste un registro nazionale delle sepolture di persone non identificate.

Perché è un problema

Dopo un naufragio con molti morti, la Prefettura chiede ai Comuni posti nei cimiteri. I corpi vengono distribuiti in molti luoghi, spesso lontani da dove sono morti. Le informazioni utili a identificarli restano in archivi diversi, spesso cartacei e non collegati tra loro: l’identità presunta, il luogo di sepoltura, i documenti medico-legali, i campioni biologici.

Le competenze sono divise tra Prefetture, Comuni, aziende sanitarie, uffici cimiteriali e autorità giudiziarie. Per questo identificare una persona anni dopo diventa molto difficile.

Il diritto internazionale riconosce il diritto delle famiglie di conoscere la sorte dei propri cari e il dovere degli Stati di conservare le informazioni utili a identificare i morti. Lo stabiliscono le Convenzioni di Ginevra, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e le linee guida del CICR.

Cosa proponiamo

Le nostre raccomandazioni

Misure tecniche

1. Standard nazionali per registrare i dati sulle sepolture di persone non identificate: identità presunta, luogo di sepoltura, documenti medico-legali, presenza di campioni biologici.

2. Una piattaforma nazionale che colleghi registri cimiteriali, archivi delle Prefetture e banche dati sanitarie e giudiziarie.

3. Supporto ai piccoli comuni per digitalizzare i registri.

4. Nei protocolli da seguire dopo ogni naufragio, regole per conservare i dati e i materiali utili all’identificazione.

Scelte politiche

1. Riconoscere la gestione delle persone morte nelle migrazioni come un ambito di intervento pubblico, non solo come emergenza.

2. Creare un coordinamento nazionale unico.

3. Inserire il diritto all’identità nelle politiche migratorie e di protezione civile.

4. Avviare collaborazioni stabili con enti scientifici e umanitari.

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