Il diritto al nome: l’impegno del Comitato 3 ottobre

Ogni persona ha diritto a un nome, anche dopo la morte. Dal naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa lavoriamo perché le persone morte lungo le rotte migratorie siano identificate e perché le loro famiglie sappiano dove sono sepolte.

Cimitero con file di croci bianche allineate su prato verde, mausolei e cappella sullo sfondo.
Le tombe delle vittime non identificate ristrutturate e rinnovate a Raffadali, Sicilia.

I numeri

Un lavoro che si può contare

3.783

311

65+

8

Migliaia di persone morte in mare sono sepolte in Italia senza nome. Nei registri dei cimiteri sono solo una sigla o un numero.

Le loro famiglie, spesso in altri paesi, non sanno se sono vive o morte, né dove sono sepolte. L’anonimato ha anche conseguenze pratiche: senza un certificato di morte, la vita di chi resta si blocca. I figli, ad esempio, non possono ereditare, ricevere sussidi o completare pratiche di studio e cittadinanza, mentre le mogli non possono dimostrare di essere vedove. Non possono risposarsi e a volte perdono la tutela dei figli o l’accesso ai programmi di reinsediamento.

Gli strumenti scientifici per identificare i corpi esistono. Manca un sistema pubblico che li usi in modo coordinato: in Italia non c’è un registro nazionale delle sepolture di persone non identificate, e in Europa i dati dei singoli Stati non vengono confrontati tra loro.

un gruppo di attivisti con un pezzo di carta in mano che mostra i volti dei migranti morti
Marcia a Lampedusa per la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza 2019

Cosa facciamo

Il nostro lavoro in quattro fasi

01

Raggiungere

02

Raccogliere

03

Confrontare

04

Restituire

Con il LABANOF

Lavoriamo sulla base di un protocollo d’intesa con il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse e con il LABANOF, il Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università degli Studi di Milano diretto da Cristina Cattaneo.

Dati post mortem

Dati ante mortem

Una persona viene identificata quando i due profili corrispondono.

Provette per l’analisi del DNA in laboratorio

Andare dalle famiglie

Etichettatura di un campione salivare per l’analisi del DNA

Molte famiglie non possono venire in Europa: non hanno documenti, soldi o visti. Per questo andiamo noi da loro.

Abbiamo svolto una missione in Uganda, nelle città e nei campi profughi, e una in Etiopia a marzo 2026. Mediatori ed esperti forensi hanno raccolto interviste e campioni di DNA. Senza questi dati, i profili genetici estratti in Italia non avrebbero nulla con cui essere confrontati.

Leggi le storie delle famiglie →

La mappa delle sepolture

311 comuni, 316 cimiteri, 3.783 sepolture

Dopo un naufragio con molti morti, la Prefettura chiede ai Comuni posti nei cimiteri. I corpi vengono distribuiti su molti territori, anche lontani dal luogo dello sbarco. Molti piccoli comuni usano registri cartacei e le tracce si perdono. Alla scadenza delle concessioni, i resti rischiano di finire negli ossari comuni prima che sia stato prelevato il DNA.

Per questo censiamo le sepolture comune per comune: per sapere dove sono sepolte le persone, per chiedere regole uguali in tutti i comuni e per evitare che i corpi vengano spostati prima del prelievo del DNA.

Mappa dei 311 comuni italiani con sepolture di persone migranti morte nei naufragi: la maggior parte si trova in Sicilia e Calabria
RegioneComuniCimiteriSepolture
Sicilia2252283.020
Calabria2021519
Puglia3131119
Campania191949
Emilia-Romagna7837
Sardegna4429
Veneto336
Marche112
Toscana112
Totale3113163.783

I risultati del censimento

Dove sono sepolte le persone morte nel Mediterraneo e perché è così difficile identificarle.

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Sciacca: il nome di Weldu Robel

Abbiamo fermato lo svuotamento dei loculi. Oggi la sua tomba ha di nuovo un nome.

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Bompensiere: la vittima 186

La prima esumazione in Italia fatta solo per identificare una vittima delle migrazioni.

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Le identità restituite

Nomi, non numeri

Il lavoro del LABANOF e del Comitato ha permesso di identificare persone che erano sepolte in Sicilia con una sigla, come «AM» seguita da un numero. Oggi sulle loro tombe c’è un nome.

Hiwet · Mehari · Danayt · Huruy · Genet · Tesfazgi · Mihret · Yordanos

La lapide di Weldu Robel nel cimitero di Sciacca

Dopo il naufragio: le storie dei testimoni → Chi è sopravvissuto ai naufragi del 3 e dell’11 ottobre 2013 e chi cerca ancora i propri cari.

Cosa chiediamo all’Europa

Una banca dati europea del DNA

In Europa non esiste un sistema comune per contare e identificare le persone morte lungo le rotte migratorie. Chiediamo una banca dati europea del DNA, sicura e condivisa tra gli Stati. Leggi le nostre quattro richieste →

Petizione europea

Chiediamo all’Unione europea una banca dati del DNA per dare un nome alle vittime delle migrazioni.

Il documentario

senzaNome

Un film di 40 minuti sul lavoro per dare un nome alle persone morte nel Mediterraneo: i laboratori, i cimiteri, le famiglie in Italia, Grecia, Marocco e Uganda.

Italiano, arabo, inglese · 2025

Per richiederlo e organizzare una proiezione: comunicazione@comitatotreottobre.it

Scopri il documentario →

Per approfondire

Letture e documenti

Libri

  • Cristina Cattaneo, Naufraghi senza volto, Raffaello Cortina, 2018
  • Alessandro Leogrande, Il naufragio, Feltrinelli, 2011
  • Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli, Baldini Castoldi Dalai, 2010
  • Stefano Liberti, A sud di Lampedusa, minimum fax, 2008

Il diritto al nome: gli articoli